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Defigurazioni

In occasione di Voorbode 004 presso il Contemporary Cluster in Roma, l’artista allestisce quella che va considerata come una project room dello stato attuale della sua ricerca. In queste sale Ciavaglioli espone opere definite da diverse tipologie linguaggi che vanno dall’ibrido pittura/scultura di Marbling a installazioni ambientali come Hortus e a video-installazioni come Lossy #2. Seppur con differenti modalità, la ricerca dell’artista è concentrata sul tema della dissoluzione delle immagini e sui dispositivi tecnologici intesi dall’artista come strumenti di indagine e rivelazione di immaginari sommersi, archetipi della storia dell’arte e dell’umanità.

fotocopie
 

Lossy #2 / videoinstallazione, 25’ 54” / Con riferimento alla pittura romantica, questa video-installazione contestualizza attraverso il fenomeno digitale del datamoshing (o glitch) le teorie sul sublime. Nella lunga clip vediamo un paesaggio che subisce inesorabili aberrazioni di forma e colore, ma che in virtù del suo stesso dissolversi produce iperboli pittoriche che possono evocare certe atmosfere di William Turner. Hortus / installazione ambientale, stampa digitale e fotocopie / L’installazione è composta da diverse serie di fotocopie formato A4, ottenute a partire da 6 immagini raffiguranti un motivo floreale per certi versi “archetipico”, evocativo di una certa iconografia medievale e allo stesso tempo di una dimensione domestica e popolare più recente. Partendo da un’immagine originaria, l’artista ne ha realizzato una fotocopia successivamente rifotocopiata, ripetendo l’azione fino a ottenere la completa sparizione della “matrice”. Ogni passaggio, ottenuto attraverso la fotocopia della fotocopia, segna un piccolo scarto tra un’immagine e l’altra, quasi impercettibile, ma in grado di condurre al progressivo svanimento del soggetto: Hortus si caratterizza così come un “plagio” reiterato, il cui risultato tende all’evaporazione. E è a questo punto che l’opera rivela la propria natura: una vanitas imponente, monumento contemporaneo all’effimero e alla caducità. Marbling / plastilina / L’opera rappresenta uno studio sul tema del finto marmo che, oltre a costituire un espediente decorativo nella tradizione pittorica, rappresenta anche il nodo concettuale attraverso cui il pittore, anziché adottare una mimesi emulativa dei fenomeni naturali, si sostituisce alla natura stessa rimettendo al mondo con un linguaggio proprio un’apparenza naturale. È uno dei pochi casi in cui la “nuda pittura” incarna letteralmente l’oggetto di cui è riproduzione, realizzando così l’inganno visivo. Con Marbling, per riflettere su questa “nudità” della pittura, Ciavaglioli si serve della plastilina, che pur avendo delle proprietà mimetiche molto simili a quelle pittoriche non può mai congelarsi in una forma definitiva. Ne derivano opere in cui l’abilità pittorica va di pari passo con la dis-abilità materica e le marmorizzazioni si presentano in maniera ambivalente: materia (o corpo) e immagine.

plastilina
hortus
hortus