Adunanza

residency project curated by Saverio Verini
Kilowatt Festival, Sansepolcro (AR), 2015

Ritratto, ricalco, partecipazione.

L’Adunanza di Francesco Ciavaglioli


Saverio verini

 

368 persone è un numero considerevole per un ritratto collettivo. Certo, la storia dell’arte e quella della fotografia sono piene di scene densamente popolate da figure in posa: solo per citare un episodio a chilometro zero, vale la pena ricordare il monumentale lavoro di Riccardo Lorenzi, che per i mille anni della fondazione della città (2012) ha immortalato migliaia di volti della Sansepolcro d’oggi 1.

Qual è, dunque, la particolarità del progetto che Ciavaglioli ha concepito per l’edizione 2015 di Kilow’Art, sezione di arti visive di Kilowatt Festival Di sicuro all’artista non interessava effettuare una mappatura della popolazione attraverso la fotografia, anche se, probabilmente, qualche dubbio sarà venuto a chi ha visto Ciavaglioli aggirarsi per Sansepolcro nell’arco dei due mesi precedenti al Festival armato della sua reflex digitale, in cerca di persone da ritrarre.

In effetti il ritratto fotografico costituisce il punto di partenza di Adunanza. «Nel suo senso ordinario il “ritratto” designa la rappresentazione di una persona, in particolare del suo volto» 2, spiega il filosofo francese Jean-Luc Nancy; tale definizione sembra essere applicata alla lettera negli scatti che Ciavaglioli ha realizzato nelle sue incursioni in Valtiberina, dove ha incontrato e fotografato persone  –  cittadini di Sansepolcro e, più in generale, chiunque fosse interessato ad aderire al progetto – per le vie del centro, nei bar, al mercato, nelle scuole.

Ma il ritratto (fotografico) non era l’obiettivo dell’artista: per quanto sia con ogni probabilità il “dispositivo” ideale per rappresentare un soggetto, esso presuppone un rapporto talvolta sbilanciato tra autore dello scatto e figura ritratta, posta in qualche modo in una condizione di “passività” di fronte alla macchina (a tal proposito è curioso come nella lingua inglese il verbo “to shoot” corrisponda sia all’atto di scattare una fotografia che a quello di sparare a qualcuno o qualcosa).

Adunanza propone così una “trasfigurazione” del ritratto in autoritratto, in cui oggetto della rappresentazione e autore tendono a coincidere. Partendo da un assemblaggio di tutte le fotografie raccolte, Francesco Ciavaglioli ha deciso di schermare tale collage di figure con un uno strato di carta lucida, la stessa che ognuno di noi ha usato almeno una volta nella vita per copiare e riprodurre opere durante le ore di educazione artistica. Come un velo che impedisce una visione nitida, la carta lucida conduce l’immagine originaria con i volti e i corpi in un territorio incerto, sospeso tra visibile e non visibile: «ritratto designa il ritiro, la retrazione, la contrazione, senso che si ritrova nel francese retrait [ritiro, ritirata]» 3, afferma ancora Nancy, che risale all’etimologia della parola per spiegare la condizione di ambiguità del ritratto. Proprio a partire da questa indeterminatezza, resa letterale dalla velatura della carta lucida, Ciavaglioli ha condotto un laboratorio di disegno aperto alla partecipazione dei cittadini di Sansepolcro e non solo, invitandoli – tramite il ricalco – a far emergere l’immagine sottostante.

Il ricalco ha una storia antica quasi quanto il disegno e la pittura stessi: ne hanno fatto largo uso artisti “professionisti” (anche applicando tecniche assimilabili, su tutte lo
spolvero), così come amatori e dilettanti, rendendolo uno strumento decisivo per la copia e la trasmissione delle immagini. Ma il ricalco ha avuto anche impieghi imprevedibili, come quello che ne fece lo statunitense Henry Darger – considerato uno degli artisti outsider per antonomasia – al fine di realizzare In the Realms of the Unreal (“Nei regni dell’irreale”), opera difficilmente classificabile composta da oltre 15.000 pagine strabordanti di disegni e figure ottenute principalmente ricalcando immagini da riviste e libri per bambini 4.

Avvicinandosi a un impiego non convenzionale del ricalco, in cui emerge in maniera preponderante la “poliautorialità” della composizione, Ciavaglioli ha così dato vita a un ritratto “agìto” e non “subìto”, in cui le persone rappresentate nelle fotografie sono diventate artefici della loro stessa rappresentazione tramite il disegno.
La partecipazione allargata, agevolata dalla relativa facilità di esecuzione del ricalco, ha dunque posto l’artista nella condizione di mettere da parte la propria presenza e la propria “autorità”, favorendo la nascita di una “bottega senza maestro” (per quanto tale scelta sia pienamente consapevole e funzionale all’espressione di una poetica consolidata, che riflette sui meccanismi di riproduzione delle immagini, sui loro cambiamenti di stato, sulle loro entropia e dissoluzione).

Adunanza ha assunto in questo modo i connotati di un intervento partecipativo e relazionale, in cui pubblico e autore arrivano potenzialmente a coincidere, in cui l’artista – citando il critico Nicolas Bourriaud – assume il ruolo di regista 5 e dove l’aura si sposta sul fruitore, non più «nel retro-mondo rappresentato dall’opera […], ma davanti a essa, entro la forma collettiva temporanea che produce esponendosi»6.

Questo tipo di collettività, rielaborata a partire dalla “folla” di fedeli presente nell’iconografia della Madonna della Misericordia (di cui un esempio significativo, opera di Piero della Francesca, è conservato proprio al Museo Civico di Sansepolcro), non intende offrirsi allo sguardo come un quadretto idilliaco dominato dalla concordia. La diversità di segni può rendere l’immagine a tratti stridente; le numerose “mani” che hanno eseguito il ricalco, le une accostate alle altre, risultano conflittuali, non armonizzate. Per questo motivo Adunanza si propone come (auto)ritratto rappresentativo della società e delle sue contrapposizioni, arena di conoscenza e di confronto tra i soggetti/fruitori/autori dell’opera stessa. Una comunità che non ha bisogno di trovare conforto al riparo della veste delle Vergine, ma che – come suggerisce la presenza dei led posti dietro il pannello, che generano un alone luminescente –, è in grado di brillare di luce propria.

 

 

Saverio Verini

 

 

 

 

 

 

1 R. Lorenzi, Mille anni al mondo, mille ancora, Petruzzi, 2012

2 J.L. Nancy, L’altro ritratto, Castelvecchi, 2014, p. 26

3 Ibidem

4 Per un approfondimento sul tema si rimanda a G. Agamben, Ninfe, Bollati Boringhieri, 2007, pp. 19-22

5 N. Bourriaud, Estetica relazionale, Postmediabooks, 2010, p. 101

6 Ibidem, p. 61